Imparare a comunicare per farsi capire

Imparare a comunicare per farsi capire

Dalla rubrica “È un’impresa”, di Marco Vallario.

Autunno 2021.

Le persone raramente ci ascoltano, quando ascoltano spesso non capiscono, e in ogni caso ciò che comprendono difficilmente corrisponde a ciò che noi vorremmo che comprendessero.

Lo so che, vista così, questa condizione, peraltro piuttosto generalizzata, ha un non so che di spaventoso, eppure già rendersi conto che le cose stanno in questo modo potrebbe consentirci di vivere in un mondo molto più equilibrato.

Pensandoci, se solo questa riflessione fosse di dominio pubblico, garantirebbe una consapevolezza tale da promuovere un confronto con il prossimo più frequente, in modo più chiaro e comprensibile, attraverso un approccio cortese ed empatico e un atteggiamento aperto e proattivo.

Impegnarci a fare in modo che gli altri ci capiscanodovrebbe essere una missione che ognuno di noi intraprende ogni giorno al fine di costruire relazioni sane, basate su un dialogo condiviso che tenga conto di ciò che i destinatari realmente percepiscono e pensano, e che per noi assume un significato preciso, a prescindere dal fatto che i nostri interlocutori siano clienti, fornitori, collaboratori o più in generale persone che fanno parte di quel pubblico al quale ci rivolgiamo.

Ecco la grande opportunità che ognuno di noi ha, provare a essere più chiaro al solo scopo di farsi capire bene.

Preso atto di quanto sia importante essere capiti, mi sento di affermare che sono due le azioni che dovremo mettere in cima alle nostre priorità per fare in modo che ciò accada. La prima è imparare a costruire in modo chiaro e preciso la nostra dichiarazione di intenti, la seconda è imparare a comunicarla in modo inconfondibile alle persone alle quali essa si rivolge.

Pensiamoci: se ognuno di noi avesse l’ardire di definire prima e di spiegare poi i suoi scopi in modo chiaro, prima a se stesso e poi ai suoi interlocutori, le incomprensioni rischierebbero l’estinzione e le persone impegnerebbero molto meno tempo a discutere inutilmente su concetti non condivisi, con più semplicità, risparmiando tempo ed energie che potrebbero essere destinate ad azioni più costruttive.

[…]

L’editoriale completo disponibile su TORINO MAGAZINE.

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