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Il principio di interdipendenza.

Dalla rubrica “È un’impresa”, di Marco Vallario.

Estate 2021.

«E quindi uscimmo a riveder le stelle». Dopo mesi di sofferenza e di lunga attesa, abbiamo ripreso in mano, seppur con grande attenzione e un po’ di fatica, la tessitura delle relazioni che molti di noi, nostro malgrado, avevano inter- rotto o quantomeno modificato, in questo ultimo anno e mezzo di vita.

Non è un caso che l’intento di un considerevole numero di persone, imprenditori e professionisti, sia oggi quello di tornare a una realtà molto vicina a quella ferma ai primi mesi dello scorso anno. Non è un caso che molte persone considerino questo luglio come un momento di grande impor- tanza, in grado di segnare il passaggio a una ritrovata normalità: costruita sì su basi drasticamente differenti da ciò che ricordavamo della vita prima del marzo 2020, ma pur sempre una quotidianità in grado di offrire nuovi punti di osservazione utili a chi si sta domandando come si possa fare business oggi senza enormi stravolgi- menti, senza indebitarsi all’eccesso e limitando il rischio di imboccare strade a senso unico che portano a chiusure momentanee e conseguenti fallimenti.

Data quest’incertezza, che genera grandi difficoltà a investire con fiducia nel futuro, se desideriamo riprendere il cammino interrotto dobbiamo ricominciare a lavorare su ciò che ha subito un enorme scossone in questo periodo, il nostro sistema di relazioni.

Esiste un paradigma evolutivo che caratterizza noi umani, e che ci differenzia dal resto delle creature che camminano su questa terra, ed è il principio di interdipendenza. Si tratta di un filtro visivo ed esistenziale che influenza la nostra capacità di evolverci e di adeguarci, ed è alla base dei nostri successi.

Nasciamo dipendenti, fisicamente, emotivamente e finanziariamente. La nostra esistenza dipende dalle persone che ci circondano, fin dalle sue prime battute. I nostri genitori ci mettono al mondo, ci accudiscono e senza di loro nemmeno esisteremmo, e nel tempo, se non ci fossero persone in grado di prendersi cura di noi, non riusciremmo a sopravvivere. Poi cresciamo e le persone dalle quali risultiamo dipendenti diventano altre, insegnanti, compagni, datori di lavoro, figure che a vario titolo incontriamo sul nostro cammino.

Nel frattempo, però, in antitesi con la dipendenza sviluppiamo l’indipendenza. Crescendo, diventando maturi fisicamente o mentalmente, ci stacchiamo dalle forme di dipendenza naturale e sociale ricercando l’autonomia, definendo cosa fare per cavarcela da soli e cosa non fare per evitare di ritornare allo stato iniziale. La ricerca dell’indipendenza diventa così un mantra, trasformandosi a volte in una gabbia per la nostra evoluzione.

[…]

L’editoriale completo disponibile su TORINO MAGAZINE.

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Luca Alberigo

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